Caffetteria
La mattina & il pomeriggio
Espresso napoletano fatto come si deve, cappuccini cremosi, colazione dolce e salata. Lo spazio giusto per leggere, lavorare o prendersi un momento.
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Napoli · Via Santa Maria La Nova 25
La mattina · caffetteria
Espresso, cappuccino e colazione all'ombra del chiostro di Santa Maria La Nova. Un angolo di calma nel cuore del centro storico, dove la giornata comincia piano.
La sera · gintoneria & cocktail bar
Una delle selezioni di gin più ampie di Napoli, tonica scelta a mano e signature cocktail. E quando la pittura incontra il bicchiere, è Bar in Arte.
Botanical cambia pelle con la luce. La mattina è la caffetteria del quartiere; quando cala la sera diventa gintoneria e cocktail bar. Stessa sala, stessa cura — due rituali diversi.
La mattina & il pomeriggio
Espresso napoletano fatto come si deve, cappuccini cremosi, colazione dolce e salata. Lo spazio giusto per leggere, lavorare o prendersi un momento.
La sera
Una carta di gin italiani e internazionali, tonica e guarnizione scelte a mano dal banco, signature cocktail e serate Bar in Arte. Il posto dove Napoli si beve piano.
Botanical non è solo un banco: è uno spazio dove l'arte e la convivialità si incontrano. Le opere abitano la sala, dialogano con la luce e con il viavai delle persone, mentre al banco si versano cocktail pensati per l'occasione.
Un taccuino dal banco: la storia dei distillati, le botaniche che danno sapore e i modi giusti per berli. Scritto da chi versa.
Nasce come medicina nei Paesi Bassi, diventa il vizio di un'intera città e poi il distillato più elegante del bancone. La parabola del gin in poche righe.
Il gin comincia lontano dai cocktail bar: nei Paesi Bassi del Seicento si distillava il genever, un liquore aromatizzato al ginepro venduto come rimedio contro ogni male, dal mal di stomaco alla peste. Il ginepro c'era per un motivo pratico — copriva il sapore ruvido dei distillati grezzi dell'epoca.
Il salto in Inghilterra arriva con la politica. Quando Guglielmo d'Orange sale al trono inglese a fine Seicento, tassa i distillati francesi e apre le porte a quelli locali. Londra si riempie di gin a basso costo: è la stagione del Gin Craze del Settecento, così fuori controllo da costringere il Parlamento a scrivere leggi apposta per arginarla.
La svolta di qualità è tecnica. Con l'invenzione dell'alambicco a colonna, nell'Ottocento, diventa possibile ottenere un alcol pulito e neutro: non serve più mascherare nulla con lo zucchero, come nell'Old Tom. Nasce così il London Dry, secco e diretto, che ancora oggi è lo standard di riferimento.
Oggi il gin vive una terza vita: dalla Spagna arriva la moda della gintoneria, il ginepro resta l'unico obbligo di legge e tutto il resto — agrumi, spezie, erbe mediterranee — diventa firma del distillatore. È da qui che parte ogni cosa versata al nostro banco.
Il ginepro è l'unico obbligo. Tutto il resto — coriandolo, angelica, agrumi — è la firma di chi distilla.
Per chiamarsi gin, un distillato deve avere il ginepro come aroma dominante: è l'unica regola. Da lì in poi, ogni distilleria costruisce la propria ricetta di botaniche.
I classici ricorrono quasi sempre: il coriandolo porta note agrumate e speziate, la radice di angelica dà struttura e lega gli aromi, la radice di iris fa da fissativo, mentre le scorze di agrumi aprono il profilo in freschezza.
Poi c'è la parte creativa: cardamomo, cetriolo, rosa, tè, erbe mediterranee. Riconoscere la botanica dominante è il primo passo per scegliere la tonica e la guarnizione giuste.
Non tutte le toniche stanno bene con tutti i gin. Piccola guida per non sbagliare il rito.
Un gin & tonic è fatto di tre decisioni: il gin, la tonica, la guarnizione. La regola di base è semplice — assecondare o contrastare la botanica dominante.
Un London Dry secco chiede una tonica neutra e asciutta, che lo lasci parlare. Un gin agrumato ama una tonica al limone o al pompelmo, per amplificare. Un gin erbaceo o floreale si esalta con toniche più delicate e una guarnizione coerente: rosmarino, un twist di scorza, un chicco di pepe.
Due dettagli fanno la differenza: ghiaccio abbondante e solido (si scioglie più lentamente) e un bicchiere ampio, che tiene gli aromi. Il resto lo aggiusta chi sta al banco.
Gin, bitter e vermouth in parti uguali. Da Firenze, 1919, il cocktail più imitato di sempre.
La leggenda lo fa nascere a Firenze intorno al 1919: il conte Camillo Negroni chiede al barista di rinforzare il suo Americano sostituendo il soda con il gin. Nasce un equilibrio perfetto — gin, bitter e vermouth rosso in parti uguali, servito con una scorza d'arancia.
La forza del Negroni è la sua struttura: amaro, dolce e botanico si tengono in tensione. Da lì partono infinite variazioni — lo Sbagliato con lo spumante al posto del gin, versioni con vermouth diversi, bitter alternativi.
È il banco di prova di ogni bar: tre ingredienti, nessun posto dove nascondersi. Al nostro, è uno dei classici che non manca mai.